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Decreto ingiuntivo, ci si può opporre attraverso l’invalidità della delibera

Sul Sole 24 Ore è stato pubblicato un articolo del Dr. Vecchio  sul  decreto ingiuntivo  contro il condomino in mora e il tentativo del debitore (condomino in mora) di opporsi per  evitare di pagare.

Un argomento apparentemente per addetti ai lavori, ma che merita, a mio parere, di essere conosciuto da tutti coloro che vivono in condominio.

In Italia oltre 27 milioni di abitanti  vivono in  1.400.000 edifici condominiali (consistenza media 30  unità) quindi    circa 42 milioni di  unità immobiliari.

Il codice all’art. 63 disp. att.  consente all’amministratore del condominio di  poter agire  contro i condomini in debito per le quote condominiali con uno strumento  di eccezionale  efficacia: decreto ingiuntivo immediatamente esecutivo. Ciò permette all’amministratore di attivare immediatamente l’azione esecutiva sui beni (mobili, immobili, crediti ecc,) del debitore.

Strumento efficacissimo che permette di ottenere ottimi risultati e a cui difficilmente il debitore può opporsi.

Purtroppo, spesso mal consigliati dai loro legali,  i condomini morosi fanno opposizione nel tentativo di bloccare l’azione esecutiva e nel frattempo , se il giudice   dichiarasse inefficace il decreto, procedono ad occultare il patrimonio.

Va  chiarito che l’unica ipotesi in cui  e solo da poco la giurisprudenza blocca l’azione esecutiva è quella della nullità della deliberazione dell’assemblea, che è un evento  assolutamente marginale.

Nell’articolo che è  di commento ad una sentenza recente si analizza il caso distinguendo tra   la situazione (fattispecie) di nullità e quella di annullabilità.

Si fa inoltre  osservare come spesso i magistrati non facciano il loro dovere condannando ad adeguate spese  processuali il debitore che  mette in atto  azioni  processuali finalizzate solo a guadagnare tempo  sapendo che sono infondate. E’ questa la ipotesi di lite temeraria  per cui la legge prevede delle conseguenze gravi , ma raramente applicate.

LIBRETTI AL PORTATORE: IMPORTANTI MODIFICHE NORMATIVE.

Vanno estinti entro il 31 dicembre, sanzioni da 250 a 500 euro

Chi è in possesso di libretti bancari o postali al portatore dovrà estinguerli entro il prossimo 31 dicembre.

La motivazione è  legata alla lotta di contrasto al riciclaggio dei proventi da attività criminose e di finanziamento del terrorismo, l’obbligo è previsto nel Decreto legislativo numero 90 del 2017 attuativo della direttiva (UE) 2015/849.

Si tratta di un testo complesso e per molti versi illeggibile costituito da 122 pagine e il richiamo a oltre 200 provvedimenti  normativi. 

Un classico esempio di norma caos illeggibile, la parola sanzione è presente in oltre 100 pagine.

La costituzione di un libretto al portatore, salvo che si avessero finalità criminose,  era una prassi usata in passato per gestire piccoli depositi di denaro e per chi non era avvezzo all’uso di  moneta elettronica, soprattutto anziani. 

Venivano inoltre usati  quale deposito cauzionale  nei contratti di locazione. Non credo ne siano rimasti  tanti in circolazione,  qualcuno potrebbe aver dimenticato in fondo ad un cassetto un vecchio libretto senza di fatto nessuna somma significativa  depositata e non averlo estinto perché i costi di estinzione  erano superiori a quelli del valore dello stesso libretto.

Abbiamo tutelato qualche proprietario che dopo 5 anni per estinguere un libretto con 500  euro depositati  la banca gli  presentava un conto di oltre 250 euro.

Chi ha ancora questa tipologia di deposito  deve o chiederne la conversione in un libretto di risparmio nominativo, o trasferire l’importo del saldo su un conto, o chiedere la liquidazione in contanti del saldo del libretto. 

Queste operazioni non sono  esenti da costi, nel momento in cui il libretto viene presentato in banca, la banca o la posta,  procederanno al calcolo dei costi di tenuta e  nella quasi totalità dei casi si tratta di costi di  qualche centinaio di euro  che spesso non coprono il  valore del deposito.

Decorso  il termine del 31  dicembre banche e Poste Italiane  hanno  l’obbligo di liquidare il saldo del libretto a favore del portatore, ma allo stesso sarà applicata una sanzione amministrativa da 250 a 500 euro.

Per eventuali consigli e tutela contattare la nostra associazione soprattutto per evitare non solo le sanzioni, ma per impedire l’addebito improprio di costi.

                                                                                                       Il Presidente

                                                                                                   (Dott. Vincenzo Vecchio)

Palazzolo sull’Oglio, 25/11/18

Attenzione al rischio fallimento nell’acquisto di immobili in costruzione

Sul sole 24 Ore  del 1 maggio 2018,  nella sezione quotidiano condominio è pubblicato un breve articolo sulla tutela che la legge  prevede  a favore dell’acquirente di un immobile  in corso di  costruzione. Purtroppo  spesso abbiamo assistito a  situazioni in cui il contraente debole, l’acquirente, si è trovato a dover pagare  il prezzo di un immobile di cui poi non diventerà proprietario o che presenta gravi vizi costruttivi che ne  diminuiscono il valore  e in taluni casi lo azzerano.

Per chi volesse  approfondire  il tema rinvio al testo pubblicato alcuni anni fa e che è in fase di aggiornamento per una nuova edizione disponibile entro la fine dell’estate.

In ogni caso  chi lo volesse può fare affidamento sulla disponibilità della nostra  associazione  a fornire risposte ad eventuali  questioni che volesse sottoporre.

Attenzione al rischio fallimento e immobili in costruzione _ QC- Il Sole 24 Ore_01_05_18

Locazioni Turistiche – avv.to Patrizia Trabucco

La legge n° 431/98 che ha riformato la disciplina della locazione di immobili ad uso abitativo, all’art. 1) ha espressamente previsto che “le disposizioni di cui agli articoli 2, 3, 4, 4 bis, 7, 8 e 13 della presente legge non si applicano…..agli alloggi locati esclusivamente per finalità turistiche”.

          Conseguentemente dette locazioni non sono soggette ai vincoli della citata legge per quanto concerne il canone e la durata, che sono liberamente pattuibili tra le parti e trovano la loro disciplina negli articoli 1571 e ss. del Codice Civile.

*obbligatoria deve invece ritenersi la forma scritta per la stipula del contratto, così come prevista dall’art.1, comma 4 della legge n° 431/98.

La durata della locazione potrà quindi essere indifferentemente breve o lunga, spaziando dal mero week-end alla settimana, ma anche dall’intera stagione estiva od invernale sino a ricomprendere locazioni annuali o pluriennali, purchè ovviamente siano sempre volte a soddisfare finalità esclusivamente di tipo turistico, e non a dissimulare il soddisfacimento di esigenze abitative primarie, eludendo così la durata obbligatoriamente prevista dalla legge per tali ipotesi.

Parimenti libera è la determinazione del canone locatizio, per il quale si dovrà quindi avere riguardo esclusivamente ai limiti posti dalla legge fiscale circa il pagamento in contati, attualmente possibile sino a mille euro.

Anche se sul punto si applicano le norme del Codice Civile, ove si prevede che la locazione a tempo determinato abbia fine “con lo spirare del termine” (art. 1596 C.C.) onde evitare possibili problematiche per le locazioni di maggior durata -quali ad es.° la locazione pluriennale di una casa al mare- potrà essere opportuno inserire una clausola ove si preveda un termine -ad es.°da uno a tre mesi- entro il quale inviare disdetta tramite raccomandata a/r: è infatti opportuno segnalare a tale proposito che se è pur vero che tali locazioni cessano con lo spirare del termine, è altrettanto vero che “la locazione si ha per rinnovata se, scaduto il termine di essa, il conduttore rimane ed è lasciato nella detenzione della cosa locata” (art. 1597 C.C.) .

Altro aspetto importante è quello relativo alle prestazioni accessorie nel senso che onde evitare di ricadere in altre fattispecie contrattuali -quali l’affittacamere- e che potrebbero obbligare il locatore all’apertura di partita iva, è necessario che la locazione abbia ad oggetto esclusivamente il godimento dell’immobile, senza la fornitura di servizi quali la pulizia, il cambio della biancheria o la preparazione dei pasti.

Per quanto attiene poi alla registrazione del contratto, che come detto si ritiene debba essere comunque stipulato in forma scritta, gli obblighi variano a seconda della durata: e così per periodi inferiori a trenta giorni si sconterà l’imposta in misura fissa (attualmente pari a 67,oo euro) solo in caso d’uso della scrittura, che non dovrà quindi essere obbligatoriamente registrata, mentre per i periodi superiori ai trenta giorni scatta l’obbligo di registrazione con pagamento della relativa imposta (ad oggi in misura pari al 2% del canone annuo, sempre con il limite minimo dei 67,oo euro).

Anche per detta tipologia di contratti è peraltro applicabile il regime della cedolare secca -attualmente con aliquotq del 21%- con conseguente esenzione dal pagamento dell’imposta di registro, ma non dall’obbligo della registrazione che permane.

Il pagamento dei bolli segue quanto previsto dalla legge per le altre fattispecie di contratto, che deve quindi essere in bollo meno che non si opti per il regime della cedolare secca, ollo che dovrà essere apposto ogni 100 righe di scritto per ogni copia da registrare, e quindi solo sull’originale qualora si proceda a registrazione telematica, e suddivisione dei relativi costi in misura del 50% con il conduttore.

Da ultimo si segnala che l’obbligo di comunicazione all’autorità di pubblica sicurezza di cui alla legge n° 191/78 -cosiddetta legge antiterrorismo- e successive modificazioni si deve ritenere assolto con la registrazione del contratto ad esclusione per i conduttori cittadini extra UE -art. 7 d.lgs. n° 286/98- per i quali deve ancora essere effettuato entro 48 ore dalla concessione dell’immobile. Per quanto concerne i contratti di durata inferiore ai trenta giorni, normalmente non soggetti a registrazione, l’obbligo deve quindi ritenersi sussistente solo in quest’ultima ipotesi.

Avv. Patrizia Trabucco

Centro studi APPC

 

Amministratori condominiali e certificazione dei compensi

*Amministratori condominiali e certificazione dei compensi* Come al solito il fisco pone a carico dei contribuenti oneri burocratici a volte insostenibili. E’ il caso delle certificazioni fiscali relative alle ritenute effettuate dai condomini sui compensi e sulle prestazioni di servizi. Questa volta la follia fiscale prevede la certificazione unica a doppio invio: uno per i redditi che entrano nel 730 e l’altro per quella degli autonomi non occasionali (sostanzialmente le partite Iva). L’agenzia delle Entrate con circolare n. 6/E/15 precisa che le certificazioni contenenti esclusivamente redditi non dichiarabili con il modello 730 o esenti possono essere inviate anche dopo il 9 marzo (il termine del 7 marzo cade, infatti, di sabato e slitta al lunedì successivo) senza applicazione di sanzioni. In pratica, quindi, *in caso di percettori con partita Iva, i sostituti potranno non rispettare la scadenza del 9 marzo per l’invio telematico della certificazione unica senza incorrere in rischi sanzionatori.* L’intervento consentirà di gestire la prossima scadenza concentrando l’attenzione solo sulle certificazioni uniche obbligatorie e procrastinando così il lavoro per le certificazioni dei soggetti non interessati dal 730 e relative a redditi esenti a un momento successivo. La Circolare non individua peraltro un nuovo termine per l’invio telematico di queste certificazioni. In realtà, a termini di legge, la certificazione dei redditi percepiti va comunque consegnata a tutti i percettori (quindi anche se titolari di partita Iva) *entro il prossimo 2 marzo, anche se per l’inadempimento di questo termine non è prevista una sanzione specifica. *La Circolare precisa anche che per il primo anno gli operatori potranno scegliere se compilare o meno la sezione dedicata ai premi Inail. *Dott. Vincenzo Vecchio*

Articolo di Giuliana Bartiromo – Centro Studi nazionale APPC – Registro Anagrafe condominiale

Autore: avv. Giuliana Bartiromo Quali documenti può chiedere l’amministratore per l’aggiornamento dell’anagrafe? La legge di riforma della disciplina del condominio negli edifici n. 220/2012 ha modificato l’art. 1130 c.c., intitolato “Attribuzioni dell’amministratore” specificando al nuovo n.6) che l’amministratore, deve curare la tenuta del registro di anagrafe condominiale, contenente i dati anagrafici del condòmino al fine di identificare i partecipanti al condominio. ..

 

pdf icon Registro-anagrafe-condominiale_Bartiromo_22_02_15.pdf

La nuova Mediazione Obbligatoria

Condomini, proprietari e inquilini nella
nuova procedura di mediazione (Salvo
l’accoglimento del ricorso presentato
dall’OUA).

 

Il 20 settembre 2013 è entrata in vigore la mediazione obbligatoria. In buona
sostanza a partire da tale data chi intende agire in giudizio a tutela di un proprio
diritto deve, obbligatoriamente, esperire un procedimento di mediazione avanti
gli organismi accreditati pena la non procedibilità dell’azione giudiziaria.
L’istituto della mediazione obbligatoria non è certo una novità
nell’ordinamento italiano. Esso, infatti, ha conosciuto un lungo e travagliato
percorso che, oltre alle esperienze storiche della mediazione in materia di diritti
del lavoro e diritti agrari, affonda le sue origine nella Legge n. 580 del 1993 sul
riordinamento delle Camere di Commercio che all’art. 2 lettera a). La storia,
purtroppo, non è finita: si attendono decisioni in merito al ricorso proposto
dall’OUA volto a far accertare l’illegittimità dell’obbligatorietà della mediazione

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Attestato di prestazione energetica, le nuove disposizioni: dalla nullità alle sanzioni.

Con la legge  n. 9 del 21/02/14  è stato convertito il  D.L. 145 del 23/12/13.

Il decreto legge  era intitolato: «Interventi  urgenti  di avvio del piano “Destinazione  Italia”,  per  il  contenimento  delle tariffe elettriche e del gas, per l’internazionalizzazione, lo sviluppo e la digitalizzazione delle imprese, nonché misure  per  la realizzazione di opere pubbliche ed EXPO 2015.».

Il decreto ha regolato anche materie estranee all’oggetto del titolo con tutte le conseguenze giuridiche legate all’incostituzionalità per incoerenza normativa e carenza del carattere di urgenza previsto dalla costituzione.

Tra le materie oggetto d’intervento segnaliamo la normativa relativa alla   Attestazione della Prestazione Energetica degli edifici che ha modificato sostanzialmente la recente (vecchia di qualche mese) normativa appena entrata in vigore. L’analisi che presentiamo riporta in modo sintetico una breve descrizione delle norme introdotte e fa parte della collana di pubblicazioni brevi del Centro Studi nazionale: Quaderni della proprietà, del condominio e della locazione.

Bisogna prestare attenzione però al fatto che la normativa nazionale deve essere coordinata con le varie normative regionali e gli enti che hanno legiferato in materia. Gli operatori del settore immobiliare, ancora una volta, dovranno districarsi tra norme di varia fonte, che si sono succedute nel tempo e i cui effetti  si intrecciano e spesso si contraddicono. Gli enti che hanno emanato norme in materia di certificazione energetica sono oltre alla Provincia Autonoma di Bolzano le regioni Piemonte,  Liguria, Lombardia,  Emili Romagna, Toscana, Puglia e Sicilia.

Va precisato che restano esclusi dagli obblighi della dichiarazione e allegazione delle certificazioni energetiche (non sono applicabili in tali casi sanzioni per l’omissione) le donazioni e gli atti di trasferimento a titolo gratuito. Resta per gli atti a titolo gratuito applicabile la disposizione di cui al comma 2 art. 6 D.Lgs. n. 192 d/2005: occorre produrre il certificato (APE) solo nel caso in cui l’immobile (inteso come edificio o singola unità immobiliare) ne sia stato in precedenza dotato.

Attestato di prestazione energetica (APE).

Con le disposizioni del comma 7 e seguenti dell’art 1  della legge 9/14 si è passati dalla comminazione della nullità per l’inadempimento dell’obbligo di allegazione o consegna dell’APE alla più blanda (si fa per dire) previsione di sanzioni solidali tra i soggetti del contratto(compratore/venditore – locatore/conduttore). L’obbligo è limitato agli atti di trasferimento oneroso degli immobili, compravendite e locazioni, sono esclusi quindi gli atti  a titolo gratuito.

Viene  riconfermato il precedente obbligo,  in tali ipotesi,  di inserimento di apposita clausola con la quale il compratore o conduttore (nei nuovi contratti di locazione) ”dichiarano di aver  ricevuto le informazioni e la documentazione, comprensiva dell’attestato, in ordine alla attestazione della prestazione energetica degli edifici.

Inoltre al contratto registrato va allegata la “copia dell’attestato di prestazione energetica” (sono esclusi dall’obbligo di allegazione, ma non d’inserimento della clausola, i contratti relativi  ai casi di locazione  di  singole unità immobiliari).

La mancata menzione o l’omessa allegazione, se dovute, “determinano l’assoggettamento solidale al pagamento della sanzione amministrativa pecuniaria da euro 3.000 a euro 18.000; la sanzione e’ da euro 1.000 a euro 4.000 per i contratti  di locazione di  singole  unità  immobiliari  e,  se  la  durata  della locazione non eccede i tre anni,  essa  e’  ridotta  alla  metà.”

Resta, comunque, anche dopo il pagamento della sanzione, l’obbligo di presentare la dichiarazione o la copia dell’attestato di prestazione energetica entro quarantacinque giorni.

Un altro punto va chiarito: la legge utilizza a proposito dell’Ape il termine generico di “copia” non precisando, se in caso di obbligo di allegazione, il riferimento sia alla semplice fotocopia o a una copia autentica.  Per prudenza è consigliabile allegare uno dei documenti con firma autografa del certificatore.

Ma i dubbi non sono finiti, alcune regioni e tra queste la Regione Lombardia hanno previsto che la certificazione sia prodotta con firma digitale e con deposito presso il catasto energetico.  Naturalmente a dimostrazione dell’arretratezza culturale e incapacità di gestire i nuovi processi digitali dei nostri burocrati, una circolare della regione Lombardia ha chiarito che non basta l’originale con firma autografa del certificatore, ma che quest’ultimo deve consegnare una dichiarazione di atto notorio con allegata copia della carta d’identità in cui dichiara che la copia che sta consegnando è uguale a quella depositata in catasto energetico. Siamo alla follia, anziché diminuire la  carta e gli adempimenti con il digitale li aumentiamo.

I notai sostengono, ovviamente in modo disinteressato, che in tali casi la copia vada autentificata da un notaio ai sensi dell’art 57 bis  delle Legge  Notarile. Riteniamo tale interpretazione assurda in quanto aumenta i costi burocratici nell’adempimento degli obblighi imposti dalla legge e che sia sufficiente un attestato con la firma  in calce del tecnico abilitato che lo ha prodotto in forma digitale, a parte quanto previsto dalla regione Lombardia.

E’ necessario che la segreteria nazionale su  tali questioni apra un confronto con il ministro competente e i responsabili regionali un tavolo di confronto con  gli uffici regionali.

L’evoluzione della normativa.

E’ opportuno riferire in forma sintetica l’evolversi della normativa in merito alla certificazione/attestazione energetica, anche per i risvolti relativi alla successione delle norme nel tempo e per gli effetti  diversificati  che  hanno prodotto  e per gli inevitabili contenziosi che nasceranno.

Dal 06/06/ 2013  al  3 /08/ 2013  vigeva l’obbligo di inserire  la dichiarazione dell’acquirente /locatore,  e del compratore/conduttore di aver il primo dato e il secondo  ricevuto  informazioni e documentazione  sulla prestazione energetica.

Dal 04/08/13 al 23/12/13 gli obblighi vengono estesi agli atti a titolo gratuito con la sanzione, assurda, della nullità.

Dal 24/12/13  a… (lo sa  Dio fino a quando) vale quanto  scriviamo nella presente sintesi e la nullità viene mitigata in sanzione (solidale tra le parti)

 

Comma 8 dell’art. 8 te bis.

Prevede che per il rilascio dell’attestato di prestazione energetica si debba tenere conto anche del raffrescamento derivante dalle schermature solari mobili se tale schermatura può essere considerata  ai fini delle prestazioni energetiche in classe 2.

Comma 8 ter.

Prevede, ampliandole, nuove categorie di tecnici idonei, senza necessità di dover avere ottenuto preventivamente un attestato di frequenza, a rilasciare l‘attestato di prestazione energetica.

Si segnala la singolarità del fatto che se «il tecnico abilitato sia dipendente e operi per conto di enti  pubblici, ovvero di  organismi  di  diritto  pubblico operanti nel settore dell’energia e dell’edilizia,  il  requisito  di indipendenza di cui al comma 1 si intende  superato  dalle  finalità istituzionali di perseguimento di  obiettivi  di  interesse  pubblico proprie di tali enti e organismi»;

Comma 7 ter.

   Abroga la lettera a) dell’art. 1, comma 139 legge 147/13 che rinviava l’obbligo di allegazione dell’Ape ai contratti immobiliari al momento di entrata  in vigore delle linee guida.

E’ sintomatico il modo di legiferare, il decreto 145 del 23/12/13, convertito nella legge n. 9 del 21/02/14, abroga una norma di legge, la 147 del 27/12/13, emanata meno di due mesi prima!

Infine il comma  8 ter.

Modifica ed integra il Regolamento che disciplina  i criteri di accreditamento per assicurare  la qualificazione e l’indipendenza degli esperti e degli organismi  a cui  affidare,  a norma del DPR 75/2013, la certificazione energetica degli edifici.

Riferimenti normativi richiamati.

Legge n. 9 del 21/02/14

Omissis.

8-bis.  Ai  fini  del rilascio dell’attestato di prestazione energetica degli edifici, di cui all’articolo 6  del  decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 192, e  successive  modificazioni,  si tiene conto del raffrescamento  derivante  dalle  schermature  solari mobili, a condizione che la  prestazione  energetica  delle  predette schermature sia di classe 2, come definita  nella  norma  europea  EN 14501:2006, o superiore.

8-ter. Al regolamento di  cui  al  decreto  del  Presidente  della Repubblica 16 aprile 2013, n. 75, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) all’articolo 2, comma 3, lettera a), le parole da:            «LM-4»                a: «LM-73» sono sostituite dalle seguenti:  «LM-4,  da  LM-20  a  LM-35, LM-48, LM-53, LM-69, LM-71, LM-73» e le parole da: «4/S» a: «77/S» sono sostituite dalle seguenti: «4/S, da 25/S  a  38/S,  54/S,  61/S, 74/S, 77/S, 81/S»;

b)           all’articolo 2, comma 3, lettera c), dopo la parola: «termotecnica,» sono  inserite  le  seguenti:  «aeronautica,  energia nucleare, metallurgia, navalmeccanica, metalmeccanica,»;

c) all’articolo 2, comma 4, lettera b), le parole da: «LM-17» a: «LM-79» sono sostituite dalle seguenti: «LM-17, LM-40, LM-44,  LM-54, LM-60, LM-74, LM-75, LM-79» e le parole da:  «20/S»  a:  «86/S»  sono sostituite dalle seguenti: «20/S, 45/S, 50/S, 62/S, 68/S, 82/S, 85/S, 86/S»;

d) all’articolo 3, dopo il comma 1 e’ aggiunto il seguente: «1-bis. Qualora il tecnico abilitato sia dipendente e operi per conto di enti  pubblici ovvero  di  organismi  di  diritto  pubblico operanti nel settore dell’energia e dell’edilizia,  il  requisito  di indipendenza di cui al comma 1 si intende  superato  dalle  finalità istituzionali di perseguimento di  obiettivi  di  interesse  pubblico proprie di tali enti e organismi»;

e) all’articolo 4, comma 2, dopo la lettera            a) è inserita        la seguente: «a-bis) riconoscere, quali soggetti certificatori,  i  soggetti che dimostrino di essere in possesso di un  attestato  di  frequenza, con superamento dell’esame finale, di specifico corso  di  formazione per la certificazione energetica degli edifici,  attivato precedentemente alla data di entrata in vigore del presente decreto e comunque conforme ai contenuti minimi definiti nell’allegato 1»;

f) all’articolo 6, dopo il comma 2 e’ aggiunto il seguente: «2-bis. Le disposizioni del presente decreto si applicano anche ai fini della redazione dell’attestazione di  prestazione  energetica di cui  alla  direttiva  2010/31/UE  del  Parlamento  europeo  e  del Consiglio, del 19 maggio 2010»;

g) all’allegato 1, le parole: «64   ore» sono sostituite dalle seguenti: «80 ore».

8-quater. All’articolo 6, comma 8, del decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 192, e successive    modificazioni,   dopo la parola: «locazione,» sono inserite le seguenti: «ad eccezione delle locazioni degli  edifici  residenziali  utilizzati   meno   di   quattro   mesi all’anno,».

 

Centro Studi Nazionale

Responsabili commissione tecnica – risparmio energetico: Architetti Fabio Matta e Massimo Vecchio