Salviamo il paese aiutiamo i condomini a non sprofondare nel degrado


Oggi il Sole 24 Ore pubblica un mio contributo alla soluzione della crisi economica che colpirà in modo devastante il settore immobiliare e 12 milioni di famiglie.
Ora o mai più, a settembre sarà tardi.
In Italia in condominio vivono 28 milioni di cittadini.
In autunno, stante la caduta del prodotto interno lordo, alla disoccupazione enorme che ci colpirà, milioni di famiglie che vivono in condominio non solo sprofonderanno nella miseria, ma verranno privati di servizi essenziali: acqua, luce, riscaldamento, gas ecc.
Il giornale per cui scrivo ha ritenuto meritevole di attenzione la mia proposta, valutatela anche voi e datemi suggerimenti utili.
Che fare quindi?
E’ necessario un grande atto di solidarietà economica che faccia affidamento sulla salvaguardia del patrimonio immobiliare.
Nei condomìni vivono i proprietari degli immobili, ma anche tanti inquilini che avranno difficoltà non solo a pagare le spese comuni per godere dei servizi, ma anche i canoni di locazione.
In via immediata, entro l’inizio dell’estate, occorre lanciare un grande piano di prestito ai condomìni analogo a quello previsto per le imprese, ma che sia riferito alle spese condominiali per il 2020, 2021 e 2022.
Occorre sospendere, sino alla erogazione del prestito, tutti i pagamenti delle utenze essenziali (elettricità, acqua, gas e tutti quelli forniti dalle multi utility).
Lo Stato si dovrebbe fare garante di un prestito pari all’ammontare delle spese condominiali correnti per i servizi essenziali, importo desumibile dai rendiconti ordinari dell’ultimo biennio. Prestito di durata decennale concesso dalle banche a tasso zero.
Il rimborso delle quote, di natura parziaria in caso di morosità, non comporterebbe la responsabilità sussidiaria dei condòmini non in mora (virtuosi).
Lo Stato potrebbe ottenere, a garanzia, una ipoteca legale pari alla erogazione del prestito sul bene condominiale del singolo sino alla estinzione delle rate.
L’erogazione dovrebbe avvenire sulla base di una certificazione asseverata dall’amministratore di condominio attraverso una previsione basata sul bilancio storico del biennio precedente.
Il prestito, stante la non solidarietà e la non onerosità, dovrà essere obbligatorio per tutti i partecipanti al condominio e deliberato con la maggioranza di cui al comma 3 dell’art. 1136 c.c.
Le cifre stanziate dovranno essere rese disponibili in un conto corrente bancario segregato e finalizzato ai pagamenti dei fornitori e il prelievo consentito dei fondi solo su emissione di fattura elettronica, individuando semplici strumenti di verifica per evitare distrazione di risorse per altre finalità o il pignoramento da parte di terzi.
I vantaggi sarebbero enormi: si eviterebbe la miseria di milioni di famiglie, i fornitori verrebbero pagati e così eviterebbero di licenziare i dipendenti. I condomìni otterrebbero sconti sui corrispettivi avendo i fornitori la certezza di ricevere il pagamento.
Ora o mai più, a settembre sarà tardi.

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