Abitare a Genova

LE PROPOSTE DI APPC PER UN NUOVO PIANO URBANISTICO NAZIONALE
Relazione del dr. Vincenzo Vecchio Presidente Nazionale APPC
1 L’esperienza del “Piano Fanfani” e lo sviluppo economico del dopo guerra
2 La situazione del patrimonio immobiliare abitativo italiano
3 Gli strumenti per incentivare il recupero del patrimonio edilizio
4 Super Bonus Facciate e Super Bonus 110%
5 Come avviare un nuovo ciclo positivo del settore edilizio
6 L’auto finanziamento delle spese di manutenzione straordinaria

  1. L’esperienza del “Piano Fanfani” e lo sviluppo economico del dopo guerra
    Da oltre tre anni stiamo lavorando ad un progetto di rilancio del settore edilizio, alla base del
    quale sta la considerazione che la storia del nostro paese, dal punto di vista della crescita
    economica, è stata caratterizzata da alcuni settori strategici infrastrutturali, settoriali e
    culturali.
    Il grande balzo dell’economia italiana, tra fine ottocento e inizio novecento, fu segnato dalla
    disponibilità di risorse idroelettriche che permisero l’utilizzo di energia a basso costo, dalla
    espansione della rete ferroviaria e delle infrastrutture portuali nonché dagli interventi sul
    sistema di istruzione. Un contributo notevole fu anche dato dalle rimesse degli emigranti che
    consentì al nostro paese di disporre di valuta pregiata per l’acquisto di materie prime di cui era
    ed è ancora privo.
    Il balzo successivo si ebbe all’inizio degli anni cinquanta del secolo passato con quello
    che fu definito il “Miracolo Economico italiano”.
    Nei tre anni che intercorsero tra il 1959 ed il 1962, che rappresentarono il culmine del periodo
    di sviluppo, i tassi di incremento del reddito raggiunsero valori da primato: il 6,4%, il 5,8%, il
    6,8% e il 6,1% per ciascun anno analizzato. Ci siamo interrogati per capire come sia stato
    possibile quel grande sviluppo in un tempo relativamente breve e abbiamo individuato, tra le
    cause che lo hanno favorito il “Piano Fanfani” che permise, in pochissimi anni e senza creare
    debito pubblico, di realizzare 2, 5 milioni di vani1
    .
    L’effetto trainante dell’edilizia nello stimolare produzioni di beni durevoli, di macchinari, di
    beni di consumo e nel conseguente aumento occupazionale è evidente. Su questo progetto, che
1
Il piano si sviluppa in 2 fasi, dalla durata settennale. La prima fase comprende gli anni tra il ’49 ed il ’56, si tratta
di una fase caratterizzata da una grande rapidità ed efficienza. Nel secondo settennio ’56-’63 i beneficiari del
piano hanno la possibilità di riscattare l’abitazione che era in posizione di affitto. Durante tale fase il 70% delle
abitazioni passarono a riscatto. Il 40% delle famiglie ottennero per la prima volta una casa. Il 63% delle famiglie
beneficiarie erano immigrate dalle regioni del sud Italia. (A.Lanzani)
L’esperienza Ina-Casa fu una imponente politica pubblica integrata (interessò il 25% della produzione italiana
degli alloggi) ma si tratta in realtà di una iniziativa modesta se paragonata a quello che accadeva nel resto
dell’Europa.
La percentuale di edilizia pubblica sul resto delle costruzioni scese poi vorticosamente attorno alle percentuali
del 10% negli anni ’80 fino ad arrivare ad un modestissimo 0,5% di questi ultimi anni.(A.Lanzani, A.Tosi)

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