Super bonus e truffe miliardarie una proposta strutturale di Appc

Dispiace dirlo, ma siamo stati facili profeti, noi dirigenti nazionali di APPC. Non ci voleva molto a capire che i bonus facciata 90% e super bonus 110% si sarebbero prestati ad essere quella che il governo ha definito una truffa << tra le più grandi che la Repubblica abbia mai visto». La responsabilità va attribuita a chi ha prodotto queste norme che non tenevano conto delle conseguenze applicative in termini di inflazione, contorsioni burocratiche, facilità di aggirare la legge: un vero incentivo alla violazione.

Il Bonus Facciate

Il Bonus facciate al 90% viene previsto dall’art. 219 e seguenti della legge 160 del 2019. E’ un bonus che salvo modesti limiti, derivanti dalla classificazione urbanistica degli immobili, ha trovato amplissima applicazione. Il meccanismo era di una semplicità disarmante: il contribuente spende quello che vuole e lo Stato paga il 90% in detrazione fiscale decennale. Nessun limite di spesa, nessun riferimento al prezziario, nessuna certificazione di congruità.

Nell’intenzione del legislatore il costo a carico del contribuente era costituito dal 10% dell’intero importo e dagli oneri finanziari di attualizzazione della detrazione fiscale decennale.

Nei successivi provvedimenti al contribuente veniva offerta la possibilità della cessione del credito o dello sconto in fattura. Ma non essendoci limiti al costo totale detraibile né riferimento ai prezziari, molte imprese truffaldine hanno aumentato artificialmente i costi e riscosso dal contribuente solo il 10%. Allo Stato si è così imputato anche il costo finanziario dell’operazione. Questo nella migliore delle ipotesi perché in molti casi, come ha scoperto la Guardia di Finanza, i lavori non sono mai cominciati. Quindi per le finanze pubbliche le minore entrate tributarie superavano di gran lunga il 30%.

Il Super Bonus

Nel caso del super bonus 110% il meccanismo pure molto rozzo e frutto di follia populistica, pone, seppure in modo iniquo, dei limiti di spesa e aggancia al prezziario il costo delle opere prevedendo meccanismi meramente burocratici di controllo, costosi quanto inutili: più aumentano i controlli più aumenta il costo della corruzione che poi va a gonfiare l’ammontare dei benefici fiscali. Come sappiamo il meccanismo originario ha introdotto una cessione del credito senza limiti nei passaggi e senza responsabilità per il cessionario.

Quando Draghi si accorge che la nave del superbonus all’Italiana sta affondando tra truffe miliardarie, aumento esponenziale dei costi, oneri burocratici e finanziari che assorbono sino al 40% dei miliardi stanziati, fa l’unica cosa possibile: mettere il freno, prima con il decreto anti frode per le facciate e poi con il blocco delle cessioni.

Sono però pezze che servono solo a impedire che la falla determini l’affondamento della finanza pubblica e che si agevoli il malaffare. Si è trattato di una operazione necessaria, ma rozza anche essa e che ha causato il blocco dei cantieri. Alla fine le dichiarazioni del Ministro Giorgetti fanno sperare che tutti abbiano preso atto della realtà: <<Stiamo mettendo un sacco di soldi sull’edilizia che, per carità, può aver avuto senso sostenere nella fase più dura della pandemia e di certo contribuisce chiaramente alla crescita. Ma ora droghiamo un settore in cui l’offerta di imprese e manodopera è limitata. Stiamo facendo salire i prezzi e contribuiamo all’inflazione>>.

Appc ha elaborato delle proposte sia per uscire dalla fase emergenziale causata dai super bonus sia per far ripartire in modo etico e finanziariamente sostenibile la rigenerazione edilizia di cui l’Italia ha impellente necessità.

Le proposte di Appc

Per prima cosa bisogna evitare di frustrare le attese delle imprese oneste e dei cittadini intervenendo, ma senza incrementare le stazioni di controllo con il rischio (anzi la certezza) di aumentare corruzione e costi. Il controllo lo deve fare il soggetto che beneficia del bonus (impresa, cessionario, cedente) e che va responsabilizzato: senza responsabilità non c’è libertà e non c’è neppure giustizia.

Per essere chiari i soggetti che accettano la cessione debbono risponderne pienamente; starà a loro valutare la credibilità dell’acquisto del credito. Questa è una operazione che tutte le banche dovrebbero fare per qualsiasi credito, infatti quando lo hanno evitato abbiamo assistito a disastri economici. Altro aspetto importante è quello che riguarda le imprese: devono avere solidità ed esperienza operativa.

Gli onorari degli amministratori di condominio andranno poi portati in detrazione con un meccanismo che premi la riduzione dei costi degli interventi (fissato un limite nel prezziario, ogni sconto ottenuto deve premiare il soggetto che lo ha conseguito).

Un altro aspetto non va sottovalutato ed è la questione dei gravi vizi costruttivi ex art. 1669 c.c.

La responsabilità deve essere coperta da polizza globale postuma decennale. E’ l’unico sistema per selezionare le imprese esecutrici, solo quelle affidabili riusciranno ad avere copertura assicurativa.

Infine va determinato il numero massimo di cessioni e solo a soggetti solvibili e responsabilizzati.

Questo per quanto riguarda la contingenza, ma occorre un intervento strutturato nell’ambito del recupero urbano di tutti gli immobili. Si ricordi il Piano Fanfani-Ina Casa del dopoguerra. In quegli anni furono costruiti 2,5 milioni di nuovi vani mettendo le basi del boom economico. Non ci furono truffe e il denaro speso si tradusse tutto in lavoro e beni finiti.

Oggi non abbiamo bisogno di nuovi immobili, abbiamo bisogno di recuperare gli immobili fatiscenti, di integrare le “banlieu” urbane, di rendere ecologicamente compatibili e sicuri gli immobili energivori, di superare le barriere architettoniche, di digitalizzare il paese, di abbellire il parco immobiliare e le città, di portare sicurezza e qualità della vita anche nelle periferie.

Si può fare mutuando l’esperienza proprio dal “Piano casa” e senza oneri significativi per lo Stato.

La nostra proposta che non ha una scadenza temporale, non ha una “dead line” ancorata alle incertezze della legge finanziaria, ma garantisce in modo strutturale (quindi per sempre) la riqualificazione edilizia prevede un meccanismo semplice. Lo Stato garantisce un prestito ipotecario di cinquanta anni a tasso zero rimborsabile in rate mensili per un valore pari al 40% del valore dell’immobile determinato sulla base dei parametri Omi (così si eviterebbe il costo delle perizie). Questo per gli interventi sulle unità immobiliari individuali. Un ulteriore possibile prestito pari al 20% si aggiungerebbe per le parti comuni. Prestito garantito da ipoteca, esente da costi, a favore di chi lo concede e finalizzato al recupero edilizio. E’ una proposta ancora in bozza, andrà approfondita e a breve apriremo un tavolo di confronto con le altre associazioni (proprietari, amministratori, conduttori) e con le forze politiche. Si dovrà necessariamente passare attraverso una profonda revisione della normativa condominiale (modificando le attribuzioni dell’assemblea, le maggioranze deliberative, la convocazione, la responsabilità, ecc.)

Ma solo pensando in grande sarà possibile avviare una stagione di riforme e di progresso.

Vincenzo Vecchio (Presidente Nazionale Appc) Mario Fiamigi (Segretario Generale Appc)

Leggi l’articolo su il Sole 24 ore

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