Affitti concordati e necessità dell’attestazione: ha vinto il buonsenso

Affitti concordati e necessità dell’attestazione: ha vinto il buonsenso

Su Norme& Tributi è pubblicato un articolo di Mario Fiamigi che in una sintetica, ma chiara,  esposizione della problematica  evidenzia:

a) grazie all’impegno di Appc, aggiungo in collaborazione con altre associazioni amiche,  si è ottenuto un grande successo avendo  anche interessato canali politici di alto livello istituzionale

b) nonostante una parziale accoglienza delle nostre corrette e non corporative proposte si è ottenuta una modifica del testo del decreto.

La serietà paga sempre, le isterie  barricadiere di qualche associazione dei proprietari o degli inquilini  non portano da nessuna parte.

Il nostro ruolo è governare il cambiamento nell’interesse non di una corporazione, ma dell’intero paese. Tutelare la proprietà significa soprattutto far si che essa sia motore di sviluppo solidale.

A Genova si sono tracciate linee politiche programmatiche poliennali di APPC, linee che stanno trovando grande attenzione nel mondo  giornalistico, nelle categorie imprenditoriali, nelle associazioni professionali  e nelle organizzazioni politiche.


AFFITTI CONCORDATI E NECESSITA’ DELL’ATTESTAZIONE: HA VINTO IL BUONSENSO (ANCHE GRAZIE AD APPC)

Tanto tuonò che non piovve. La prima versione dell’art. 7 D.L. 73/2022 (decreto semplificazioni) conteneva una evidente “svista” (se così vogliamo bonariamente chiamare un pastrocchio giuridico che solo nel nostro paese possiamo tollerare perché abituati da decenni a leggi incomprensibili e contraddittorie) legando l’attestazione all’immobile e non al contratto, dimenticando che la funzione dell’attestazione stessa è di certificare la rispondenza del contenuto economico e normativo del contratto all’accordo territoriale e alla legge (come chiarito in modo inequivocabile dall’Agenzia delle Entrate nell’interpello 105/2018).

Era evidente a tutti (fuorché ai tecnici del ministero) che l’attestazione era quindi necessaria per ogni singolo contratto per certificarne la rispondenza al contenuto normativo.
APPC si è immediatamente attivata in tutte le sedi chiedendo “sic et simpliciter” la soppressione dell’art. 7.
Con la legge di conversione, invece di perseguire la strada più lineare, semplice e comprensibile della eliminazione del pateracchio, si è preferito dire che per far valere la stessa attestazione è necessario che i contratti devono avere il “medesimo contenuto”. Ora, poiché è evidente che nessun contratto può avere il “medesimo contenuto”(non possono non variare canone e/o parti e/o durata e/o altre pattuizioni) ne consegue che le attestazioni rimangono necessarie e imprescindibili.

Resta il rammarico che, invece di semplificare sopprimendo, si sia preferito, per ovviare ad una evidente “svista”, complicare modificando in modo surreale il testo della prima versione del decreto.
L’incapacità di scrivere le leggi in modo semplice e comprensibile ai cittadini è, forse, la malattia più grave di cui soffre il nostro paese.
Mario Fiamigi Segretario generale APPC

Foto di Photo Mix da Pixabay

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